Chi sono

“Spiegare cos’è il colore a chi vede bianco e nero” Maneskin.


Il mio approccio con la fotografia avvenne decenni or sono e fu per certi versi traumatica, tanto che smisi quasi subito e per diversi anni fare fotografie era l’ultimo dei miei pensieri. Cambiai idea da li a poco, quando ebbi l’esigenza di documentare la mia voglia di montagna, fu solo allora che acquistai la mia prima reflex meccanica rigorosamente manuale perché costava poco e perché a quei tempi esisteva solo quello. Non mi son mai preoccupato di tecnica fine a se stessa, sapevo che in base alle situazioni di luce con quattro o cinque combinazioni tempi/diaframmi lo scopo era raggiunto e tanto mi bastava. Con il passare degli anni le cose sono decisamente cambiate, la fotografia diventò una parte di me, cominciano le prime collaborazioni, ma solo nel 2004 diventai un fotografo professionista. Un amico mi incoraggiò a pubblicare un libro fotografico: “Orizzonti” composto da fotografie panoramiche raffiguranti il nostro territorio e fu un successo improvviso e inaspettato, furono stampate 8.000 copie e mi permise di farmi conoscere ovunque. Il passaggio al digitale non è stato traumatico anzi considero la fotografia digitale un’opportunità fantastica, la sperimentazione è alla portata di tutti, l’importante è mantenere l’entusiasmo, divertirsi sempre lo reputo fondamentale e soprattutto cercare di raccontare e trasmettere quello che provi ogni volta.

Seguo con la stessa passione e professionalità la fotografia commerciale e la fotografia legata al wedding, proprio con i matrimoni ho iniziato le mie primissime collaborazioni sul finire degli anni 80, allora si scattava con le pellicole, sbagliare era l’ultima delle ipotesi e si realizzavano molte meno fotografie di ora. Si dovevano immortalare solo le situazioni più importanti e dovevi farlo nel migliore dei modi.
Tutto questo è stata una gavetta formidabile che mi ha permesso di acquisire un’esperienza notevole, certo che ai nostri tempi le cose son cambiate parecchio, ma io credo in meglio. Fotograficamente si racconta ogni singolo dettaglio dal più importante al più insignificante e anche quello che apparentemente agli altri sfugge. Ecco perchè penso che oggi sia decisamente meglio, agli sposi alla fine viene consegnata una storia da rivivere poi ogni volta che si sfoglia l’album fotografico e non una serie di fotografie.
E creare questa storia, l’aver contribuito a realizzarla, farne in qualche modo parte di essa è fantastico.

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