Nel dubbio si sale

E’ la seconda uscita dell’anno e siamo a sabato 9 gennaio e in piena zona arancione. La scelta cade per il pizzo Faiè per diversi motivi, è vicina, si può dire sopra casa e ha come valore aggiunto il fatto che le copiose nevicate dei giorni scorsi e le basse temperature han fatto si che la neve si è come incollata sui rami dei faggi secolari presenti sulla cima. Anche guardando da casa si vede sulle creste una enorme quantità di neve presente da tanta che c’è, curiosità il nome Faiè (faggeta) ha origine proprio dai boschi di faggio presenti su questa catena montuosa di confine tra il Verbano e la Valgrande.
E poi visto che sta prendendo in me l’idea malsana di concentrare i miei sforzi fotografici in questo immenso territorio che è stato anche uno dei miei “primi amori” fotografici. L’idea di realizzare un filmato in time lapse della valgrande mi affascina, un paio di anni dovrebbero bastare, quest’anno è l’anno delle transizione dal parco del Devero a quello della Valgrande dividendo a metà le uscite fotografiche, per poi con il 2022 concentrarmi esclusivamente sul secondo tema. Certo la Valgrande è molto più faticosa e impegnativa del Devero ma per adesso è meglio non pensarci.

Concentriamoci in questa uscita, la sveglia suona alle 04.30, per essere su con un margine minimo di tempo, considerando eventuali imprevisti che possono essere qualche pianta caduta da aggirare, la tanta neve sul percorso da affrontare con le ciapsole perché la pendenza dei tratti impegnativi unita ad il peso che porto rende di fatto la salita più lenta del solito.
Arrivato ad Ompio che è ancora notte noto subito nel cielo in direzione est dove sorge il sole una velatura abbastanza importante tanto da coprire la luna, tutto il resto del cielo è limpido e si vedono le stelle. Questa è una situazione complicata per chi deve raggiungere una meta facendo fatica, ma alla fine decido di salire lo stesso, in fondo le situazioni più interessanti sono sempre quelle apparentemente complicate mal che vada avrò fatto un’uscita di allenamento.
Cavolo come è tosta salire con tutta sta neve, le ciaspole e gli stivaloni da neve che ho, son talmente grandi che non riesco nemmeno a guidare l’auto tanto per far rendere l’idea, però tengono i piedi al caldo (se qualcuno interessa quali sono me lo scriva in privato), comunque pensavo peggio, nonostante tutto dopo un ora e dieci minuti arrivo in cima ed è ancora buio, sono le 06.40 lo spettacolo sotto è indescrivibile, adrenalinico, il tempo di piazzare tutta l’attrezzatura e scatto, non vedo l’ora. Il grave compito della scelta di dove piazzare le fotocamera è sempre arduo c’è da considerare che per due ore non potrò più muovere nulla, di includere qualche elemento di primo piano che da dinamicità alla scena e ultimo ma non ultimo il cippo malefico presente sulla vetta, al di la che motivi validi della posa non ne vedo (è intitolato a un’associazione escursionisti) è messo proprio sul più bello. Riesco quasi a tempo zero trovare il posto dove piazzare i due cavalletti su cui fissare la guida motorizzata dove sarà montata la fotocamera, è un po più basso del cippo e quindi la neve lo toglie dalla vista della fotocamera e in primo piano ho l’imponente faggio che c’è sulla vetta

Il primissimo scatto dal Faiè che è ancora notte, uno spettacolo.

Nella foto sopra, che è la prima scattata delle sequenza che ho realizzato si vedono benissimo i motivi della mia scelta del luogo di scatto, il cippo è nascosto dalla neve, il faggio a sinistra presente nella scena e la vista spettacolare fa il resto quello più importante, da notare le velature presenti all’orizzonte che assorbono le colorazioni dell’inquinamento luminoso prodotto da Milano, la giornata è talmente limpida che si vedono le luci rosse delle torri milanesi una è dell’Unicredit mi pare. Passano i minuti e sono interminabili, quando fa freddo lo sono ancora di più, la cima e la tanta neve non ti offrono tanti spazi in cui passeggiare per far passare un po il tempo, il telefonino non ci penso proprio di togliere i guanti con queste temperature, saremmo sotto zero di tanti gradi.
Per fortuna con il passare del tempo l’orizzonte si colora sempre di nuove tinte dandomi sempre nuove motivazioni, il Faiè è una meta molto frequentata l’unico timore è che se sale qualcuno mi entra nelle scene, (altro motivo da tenere sempre in considerazione) ma per fortuna di escursionisti non se ne vedono.

Uno scatto intermedio dove le luci dell’inquinamento luminoso sono state sostituite da quelle dell’alba.

La sequenza di due ore sta volgendo al termine, la prima fotografia di questo articolo in alto è l’ultima prodotta da due ore di scatti, la colorazione tutto sommato è interessante diversa dal solito e avendo già montato e visto il filmato in time lapse che ne è uscito mentre scrivo vi posso dire che è fantastico, oltre le aspettative. Non mi resta che ritirare tutto e scendere, la mia prossima meta è l’alpe Caseracce un po più sotto, è un vero gioiello di alpeggio con filari di faggio tutti contorti e credo secolari che seguono il sentiero, un luogo ancora curato dalla presenza umana da chi ha una baita ancora funzionale e in ottimo stato recentemente ristrutturata. Questo è un luogo che merita sempre una visita quando si sale al Faiè e in qualsiasi stagione. Anche da qua la vista sull’immensa Valgrande è importante, le cime principali si vedono tutte , da sinistra verso destra la Marona, lo Zeda, la cima Sasso, la cima Tuss, il Pedum, il Todano, il Tignolino, la Testa di Menta, il Proman, il Lesino, Corte lorenzo, ed infine al centro della Valgrande si erge il Motacc. E sono tutti qua in un colpo d’occhio, tutte imbiancate di tantissima neve.

Tra le baite di Caseraccie

Dopo un breve sopralluogo decido che la prima sequenza da realizzare è in mezzo ad un gruppo di baite, ci sono tanti elementi da includere, le baite, una grossa fronda di faggio con la neve sopra e in generale tantissima neve ovunque, in più in controluce, che è resa interessante dalla foschia presente e che di fatto rende la luce un po più morbida e diffusa, così inizio una sequenza, il risultato nella foto sopra.
Nella maggior parter dei casi le sequenze durano poco, circa 35 minuti il carrello motorizzato con sopra la fotocamera impiega ad andare da una patte all’altra della guida che è lunga un metro. Mentre per fare albe o tramonti dove è richiesto un tempo maggiore di ripresa, per fare un metro imposto due ore. Parlerò in un articolo dedicato di come è nato e come si è evoluto con l’esperienza questo carrello motorizzato costruito da Filippo Marcodini.
Intanto che riprendevo la prima sequenza in questo alpeggio mi son mosso alla ricerca di altri punti di ripresa, uno di questi è una posizione che sfrutti la vista su Verbania e il lago Maggiore, rigorosamente in controluce anche questa, perché nel cielo tra la foschia si è formato un fenomeno abbastanza raro “L’ALONE 22 GRADI”
E’ un fenomeno ottico che, come si può dedurre dal nome, forma un cerchio perfetto di 22 gradi attorno al sole o, più raramente, persino attorno alla luna.
Il cerchio di luce si forma quando il cielo viene coperto da nubi presenti al livello superiore della troposfera, ad un’altitudine che varia dai 6mila ai 12mila metri. Queste piccole nuvole al loro interno contengono minuscoli cristalli di ghiaccio che riflettono la luce del sole creando anche un effetto colorato

L’alone 22 gradi all’orizzonte

Finita anche questa dove il risultato ottenuto è di avere questo alone in movimento che è molto suggestivo, poco dopo inizierò altre due sequenze includendo il parco Valgrande in direzione delle vette. E dopo sei ore di riprese è arrivato il momento di scendere.
Il primissimo approccio con la decisione di realizzare un filmato in time lapse nel parco naturale della Valgrande non poteva che iniziare nel nel migliore dei modi. Che sia un segno premonitore? Non lo so, so per certo che sarà un’impresa ardua, non è facile, il territorio è molto vasto, occorre un grosso impegno di tempo e tantissima fatica. Ancora una volta questa uscita mi ha dimostrato che nella maggior parte delle situazioni climatiche conviene sempre andare e non desistere e che la fortuna nella fotografia non esiste.

Prev Prima uscita 2021
Next Prima uscita al Devero

Comments are closed.

You can enable/disable right clicking from Theme Options and customize this message too.